|

Learning Italian
¿CENTRO/PERIFERIA A ROMA?
Molti aspetti interessanti sono stati trattati nell'incontro accademico “Interculturali. Dentro/fuori: centri e periferie a Roma”. Poichè non sono una cittadina italiana e appena comincio a conoscere la città, in questo testo parlerò di alcuni punti di ordine concettuale pricipalmente. La prima osservazione che deve farsi è che finora nelle Scienze Sociali (pricipalmente nella Storia, nella Sociologia, nell'Economia e nella Scienza Politica) è stata predominante l'idea di pensare il Centro e la Periferia come due entità separate, ognuna con la sua dinamica propria e autonoma. Una visione, allora, abbastanza doppia e antinomica.
Il Centro si è definito frequentemente come il luogo o lo spazio concreto in cui si prendono decisioni importanti che colpiscono la vita tanto del centro quanto della periferia. Queste decisioni sono soprattutto dell'ordine economico e politico. Che corso deve prendere il sistema capitalista nel mondo? Come si deve procedere in modo che questo (il sistema capitalista) rimanga solido nonostante le crisi permanente che di solito scontra? Quale è l'Ordine politico globale che le dà sustento al sistema economico che caratterizza il nostro tempo? Come si devono rinforzare i modelli democratico-liberali di potere, così nel centro come nella periferia?, sono alcune delle domande che sono ascoltate frequentemente nelle principali discussioni che avvengono generalmente in paesi del chiamato “Primo Mondo”.
Al livello locale, cioè, al livello delle regioni e delle città, lo schema che è stato seguito per dirigere il mondo interno sotto la sua giurisdizione è lo stesso. È una replica su scala ridotta e la maniera come Roma ha funzionato (secondo lo che ho potuto capire) non ha scappato alla stessa logica. Addirittura, per la sua condizione di alto transito di persone di tutto il mondo come turisti e come immigranti, è una mostra concreta delle divisioni mondiali. I turisti, la maggioranza grande che viene dai paesi di buon livello di vita o di settori sociali privilegiati dai denominati “Paesi dentro Via di Sviluppo”, arrivano a Roma per allargare le loro esperienze culturali personali mentre gli immigranti (africani, asiatichi e latinoamericani) lo fanno costretti da tutti le difficili condizioni di vita dei loro paesi d'origine.
In una visione storica tradizionale, purtroppo ancora molto viva ed estesa, il centro di Roma è il luogo della Storia, degli eventi degni per ricordare per sempre dentro i manuali. Forse perciò: “Roma eterna” o “Tutti le vie conduscono a Roma”. La periferia, invece, che cosa è? Forse, all'interno di quella stessa visione tradizionale, il luogo della non-Storia. È lo spazio degli eventi che non si ricorderanno e che, se arrivano alla memoria urbana, è il delle bande dei delinquenti, quello della povertà, quello degli esclusi e degli sradicati. La periferia è dove le decisioni principali non sono prese ma, allo stesso tempo, dove le loro conseguenze principali sono sofferte di più perché i loro abitanti non sono considerati quando sono presi.
Sotto l'idea precedente, nel Centro si concentrano i migliori risultati dell'Umanità, suo più squisiti e brillanti prodotti culturali. Perciò, quando i turisti conoscono a Roma, lo che conoscono è il centro. Si interessano e si fa che loro si interessano in lui perché lì la storia continua ad esistere come una realtà che non si vuole abbandonare. Per quel motivo ai turisti la periferia accade loro come una zona più o meno invisibile dove la storia non ha potuto sorgere. Ma se si vuole vedere la vera Roma di oggi, è necessario rompere con questa visione doppia dove il Passato prevale di un modo opprimente sul Presente. E dove il tempo sembra arrestarsi. Come se il cambiamento sia stato congiurato per sempre. Come se Roma si sia curata in anticipo delle convulsionate trasformazioni sociali e culturali a cui assistiamo nei tempi attuali.
È chiaro che, in nessun modo, questo è così. D’accordo con lo ascoltato nell'incontro accademico, oggi il Centro di Roma è sostenuta nella buona parte dalla Periferia. Ormai non è possibile continuare affermando che una ed altra sono staccati o che la prima prevale di un modo unilaterale sulla seconda. La periferia romana, come tutte le periferie delle città più riconosciute del mondo, è piena di vita. Nuova vita, non vita vecchia. Forme creative di interazione e non forme di comportamento già stabiliti ed prefissate.
Se alla storia la vediamo non come un atto di celebrazione della morte (registro e descrizione di grandi battaglie e guerre, tributo ai eroi guerrieri, ecc.) ma come un atto di affermazione della vita umana e come una costruzione sociale collettiva, dobbiamo allora dire che, in buona misura, a Roma la storia si è trasferita del centro alla periferia.
È nella periferia dove la lotta dall'esistenza non è estinta, dove la storia non cessa di forgiarsi nel fragore della vita. Dove i soggetti, in speciale gli immigranti, combattono per non essere individualizzati, per ricreare le loro vite passati in un’atmosfera differente e non poche volte ostile. Un’atmosfera in cui devono imparare a accomodarsi alle norme di riferimento ed ai valori egemonichi. Ed in cui osservano come Altri vivono le stesse difficoltà.
Questa situazione, inoltre, facilita un intenso scambio culturale che silenziosamente va trasformando i parametri della città ricettacolo. Forme di vestire differente, lingue straniere e modi di interattuare diverso e molteplice si respirano in ogni piazza, in ogni stazione della metro ed in ogni luogo emblematico della città.
Unito alla cosa precedente, la dinamica economica va soffrendo anche importanti trasformazioni. Gli orientali (temuti spesso per il loro sforzo lavorale e per i loro stipendi bassi che minacciano la stabilità degli operai natali del centro), come si è detto nell’incontro accademico, stanno tracciando nuovi percorsi alle pratiche produttive e commerciali che hanno fatto di Roma (ed anche dell'Italia) una città che sempre più vive un’informalizazione della sua economia. I venditori ambulanti, mercati di quartiere, tra altri, sono buoni esempi di esso.
Per concludere, nella periferia oggi si osservano stili di vita che poco hanno che invidiare alla degli che sempre sono vissuto nel centro. Grandi appartamenti con buone comodità, edifici bene costruiti e automobili di riconosciute dite commerciali testimoniano questa trasformazione.
Infine, pensare il Centro e la Periferia alla Roma di oggi è pensarla già non come due unità separate ma come un singolo sistema attraversato dai tipi diversi di rapporto che si allontanano, poco a poco, della tradizionale in quanto gli attributi di una non si vedevano nell'altra e dove i contatti si vedevano e si vivevano come sporadici e solo come scontri che producevano timore a quelli del centro.
|
 |


-->
correction by touchofevil
This text is already corrected!
Hello! My name is Dmitry Lopatin. I've created correctmytext.com
in 2009 to help everyone who learns foreign languages.
I'll be happy to see you as my friends in Facebook:

| |
Learning to write and speak a foreign language correctly requires having somebody to correct your grammar and usage errors.
Otherwise you may learn a substandard version of the language with deep-rooter mistakes and incorrect usages that are hard to get rid of.
A popular and tried-and-true way to learn languages involves writing texts in a foreign language on a daily basis and reading them aloud to a native speaker, who will correct any mistakes.
Native speakers or language professionals will review your text and correct all errors of style or grammar free of charge.
You can also request a sound recording of the spoken version of your corrected text that will let you hear the subtleties of pronunciation by a native speaker.
| |
|
|
|